PRODIR, FORZA, ELEGANZA E PERSONALITÀ IN UN SOLO... TRATTO!

L’azienda Svizzera che produce penne e spopola ovunque lo ha voluto nel suo commerciale. Tra famiglia, lavoro e musica, Marco Campana, Sales Manager di Prodir è la calma, prima, dopo e durante la tempesta. È la vibrazione necessaria. È la forza dell’eleganza personalizzata e mai ostentata che riesce a rompere gli schemi. E che piace. Proprio come un tratto Prodir.

Marco CampanaProdir è l’azienda Svizzera dove dinamicità, lavoro di Team e avanguardia, sono fondamentali. Abbiamo incontrato ed intervistato Marco Campana, giovane Sales Manager responsabile dei mercati Italia, Est Europa e Medio Oriente. Competenza e professionalità lo contraddistinguono: “Prodir non è un prodotto. È emotività e storia”.

PRODIR

www.prodir.com

 

ANTICIPAZIONE INTERVISTA
Lui ha un’energia pazzesca. I suoi toni calmi ti dicono che c’è molto da scoprire. Il suo look un po’ retrò dai colori sobri è come se ti trasportasse in una diversa dimensione. Ho incontrato Marco Campana nel suo “covo” d’arte. Lì, musica e risate sembrano riempire di un’atmosfera magica la sala d’incisione, luogo adibito alle prove con la sua band “The Glust”.
Arrivo in questo spazio solo grazie all’aiuto del navigatore… intorno, qualche fabbrica, prati, prati e ancora prati! Appena entro in sala, mi sento come Alice nel paese delle meraviglie. Faccio finta di nulla. Quanto meno… ci provo.
Mi siedo sulla sedia della “regia”. Sono pronta a dare il via all’intervista ma d’istinto non smetto di guardarmi intorno. C’è tutto. Proprio tutto! Anzi, molto di più. Perché ancora oggi, ci scommetterei qualunque cosa, sono sicura di aver visto un coniglio bianco. Cappello da monello, guanti colorati e sorriso sbarazzino stampato sul muso. È seduto sulla chitarra, strizza l’occhio e mi invita a… ballare! Non credo che Marco se ne sia accorto (per fortuna… mia…). Ho accettato quell’invito. Ed ho ballato sulle note di una gran bella storia.

1. Siamo un po’ curiosi. Vorremmo sapere, prima di lavorare in Prodir, quali altre esperienze ha fatto e se queste esperienze sono state e lo sono ancora, utili per lei.
Ho iniziato facendo l’istruttore di nuoto per pagare gli studi all’Università. Ho lavorato poi in una agenzia che organizzava eventi. Ma proprio non mi piaceva. Decisi quindi di andare all’estero: sono stato per un anno in Irlanda dove ho lavorato in un call center, alla vendita telefonica. È stata l’esperienza che più mi è servita: ho potuto imparare l’inglese. Tornato in Italia, ho seguito la mia passione per la Radio lavorando all’interno di una agenzia del Corriere della Sera che prestava servizi radiofonici a vari network italiani. Dopo 6 mesi ero già stanco: era sempre tutto uguale! Sapevo che mi piaceva il commerciale ed era ciò che avevo fatto in Irlanda. Ho trovato una realtà in Brianza che faceva prodotti plastici e decorativi, dove mi sono formato proprio nel commerciale. Partito come figura Junior è stata un’esperienza che mi ha aiutato molto soprattutto per il lavoro che faccio oggi in particolare quando interagisco con l’estero. Mi piace molto incontrare culture diverse e tentare di capire i meccanismi.
Ho ricevuto una chiamata da un cacciatore di teste, presumo per sbaglio perché secondo me stava cercando un’altra persona... ho iniziato dunque il mio iter di selezione per approdare a Prodir. È l’ottavo anno che lavoro in Prodir e credo che le esperienze nella vita siano tutte formative.

2. In Prodir Lei è il Sales Manager... è giovane ma con un ruolo all’interno dell’azienda di grande responsabilità. Spaventa o è un motivo per dare sempre il meglio?
Fondamentalmente sono un venditore ed ho la responsabilità dei miei mercati che sono Italia, Est Europa e Medio Oriente. La responsabilità riguarda il raggiungimento di obiettivi che sono sempre più ambiziosi perché Prodir è una realtà con una continua e forte crescita. A volte un 10% in più rispetto all’anno precedente non basta all’azienda: è necessario anche trovare nuove realtà. Proporre un prodotto che è molto più costoso rispetto alla concorrenza e al mal costume che c’è nel considerare una penna di plastica una… semplice penna di plastica, rende il lavoro un po’ più difficoltoso rispetto la vendita di un prodotto che è molto concorrenziale sul prezzo. Per far fronte a questa difficoltà, Prodir mette a disposizioni ottimi strumenti di Marketing e di Comunicazione a completamento del prodotto Prodir riconosciuto sul mercato.

3. In generale. Qual è l’approccio migliore nel lavoro. Se c’è un modo, secondo lei.
Seguire il cliente nel modo corretto dando tutti gli strumenti perché possa essere performante sulle vendite. Il mio è un lavoro commerciale ma anche di Marketing e di supporto: fare anche formazione ai venditori che poi andranno a vendere il nostro prodotto.

4. Se non fosse un sales manager sarebbe…
Non ne ho la più pallida idea!

5. Quanto il suo lavoro può definirsi …lavoro di squadra.
C’è un grande lavoro di Team in azienda. Non lavoro da solo: per il mercato italiano siamo quattro persone completate da un lavoro di front office e di Marketing con presentazioni anche ai clienti finali ai quali non vendiamo direttamente ma vogliamo coinvolgere perché il nostro prodotto deve essere spiegato. Diamo, quindi, all’utilizzatore finale tutte le informazioni e strumenti perché possa capire perché le nostre penne sono il meglio. C’è un grande lavoro di Team ed i numeri che facciamo alla fine dell’anno sono il risultato di queste sinergie.

6. Come definirebbe Prodir… libero di scegliere qualsiasi metafora o paragone.
Siamo una realtà fortemente dinamica e innovativa e questo è riconosciuto anche dal mercato a partire dai nostri cataloghi che sono davvero unici ed eccezionali ad un discorso di innovazione sul prodotto e refill. A parte la molla che c’è nella penna, tutto il resto è prodotto internamente da noi. Questo ci rende innovativi, unici e strutturati.

7. Quante penne Prodir ha sulla scrivania di… casa? E quante ne ha regalate?
Tantissime!!!! Anche regalate! Ci sono molti amici che ormai scrivono solo con Prodir e non possono scrivere con nient’altro! In macchina ho pochissime penne Prodir perché chiunque arriva sulla mia macchina le… ruba!

8. Descriva e se vuole può anche disegnare la sua penna Prodir personalizzata.
Mah… non c’è molto da descrivere nel senso che esiste un modello il nostro DS8 una penna triangolare super ergonomica, comodissima e nella finitura Soft touch, che rende meglio ciò che Prodir può fare. È elegante, semplice e piace quasi a tutti. Il colore? Abbiamo colori molto accessi che rendono anche nell’impatto visivo nell’intera collezione. Personalmente sono molto più per il blu ed il nero.

8. Oggi, per un’azienda come Prodir, cosa è più importante: far aumentare o far tornare i numeri, la qualità, il modo di comunicare, il marketing… tutto questo insieme?
Il Marketing è una parte fondamentale del nostro lavoro. Ma non solo. Non vendiamo un prodotto ma una storia. Lo Story-Telling e l’emotività che può trasmettere il nostro prodotto sono decisivi. Quando ho iniziato a lavorare in Prodir mi è stato detto che il prodotto era il più economico sul mercato. Ho guardato il listino… c’erano penne da 60 centesimi ma anche da 2 euro… e sono di plastica. “Non sono del settore”… ho pensato. Ero appena arrivato ma ero sbalordito! Ti faccio un esempio:
Le nostre penne scrivono per più di 4 km, quindi un utilizzatore medio che scrive per 2/3 metri al giorno può utilizzare la nostra penna per 2/3 anni. Quando metti il tuo logo su mille penne Prodir stai facendo un investimento su un numero di penne che rimarrano sul mercato per almeno un paio d’anni. C’è un’affezione al prodotto ma essendo una penna di plastica, se arriva un tuo collega e ti chiede una penna tu gli passa la penna Prodir che ti è stata regalata e, generalmente, il tuo collega te la “ruberà”! Quindi, con una sola penna, chi ha investito, ha già avuto due contatti! Non solo. Si stima che, per esempio, con un ordine di 1000 pezzi nell’arco di tre anni è possibile fare anche 3/ 4 mila contatti. Il costo, rispetto tempo, contatti ed investimento fatto è sicuramente inferiore rispetto a quello che si può fare con una qualsiasi altra penna non Prodir che magari dopo poco si rompe. Molto più semplicemente: noi non vendiamo un prodotto, vendiamo una storia!

9. La sua giornata tipo e la sua agenda… tipo!
La mia giornata tipo parte con alcune telefonate. Diciamo che ogni giorno non è mai uguale all’altro. Generalmente il lunedì è dedicato all’incontro con tutto il Team per la pianificazione settimanale. Gli altri giorni sono dai clienti e la sera a casa mi occupo di follow up ed offerte. Ciò che magari durante il giorno non sono riuscito a fare. C’è molto contatto umano, molte chiamate telefoniche. In particolare con il nostro prodotto è necessario instaurare un rapporto con l’azienda che vuole spingere e proporre le nostre penne. I nostri Partner fanno un grande lavoro, il nostro prodotto è tecnico, c’è tutta una filosofia che richiede tempo.

10. Se c’è secondo lei un mercato, italiano e non solo, che, in base alla sua esperienza e al suo ruolo, è un modello, e per quali motivi.
Il nostro modello di mercato a livello di azienda Prodir è il modello Centro-Nord Europeo. Abbiamo molto successo per varie ragioni: siamo presenti da molto tempo. C’è molta più attenzione al design. C’è molta più pianificazione: è difficile trovare in quell’area una realtà che ti chiede una fornitura perché ha un evento dopo una settimana dalla richiesta. Lo sai molto prima e la fornitura è quindi perfettamente in linea alla richiesta.
Su alcuni mercati come quelli più a Sud d’Europa c’è forse più improvvisazione a livello di programmazione. Da due anni Prodir ha una linea di produzione veloce con prodotti selezionati e disponibili in cinque giorni lavorativi. Questo ha permesso a Prodir di crescere anche su altri mercati.
Il mio mercato preferito? Ovvio, quello italiano… sono italiano! Per affinità, per approccio, per rapporto umano ed è quello che più mi soddisfa tra tutti i mercati che seguo.

11. Il cliente più… appassionato del vostro prodotto.
Per vendere il nostro prodotto devi amarlo. Devi essere un fan del nostro prodotto. Ci vuole tempo e fatica per vendere penne Prodir e quindi devi essere veramente in linea con la nostra filosofia. I Partners che abbiamo fanno parte dell’azienda anche se non sono all’interno. Le agenzie che hanno successo con noi sono quelle che sposano la causa Prodir nella consapevolezza di vendere un prodotto di qualità senza avere problemi nel post-vendita. Abbiamo una percentuale di reclami bassissima e nel caso dovessi esserci qualche “errorino” noi ci siamo. Sempre.

12. Nell’immaginario collettivo quando si è bimbi sono pochi ma decisivi gli strumenti indispensabili alla crescita e al… gioco: la palla, la bici ed una penna… o matita… è vero?
È verissimo! Una delle persone che mi ruba più penne è mia figlia che ha cinque anni. Ogni volta che viene in ufficio, stranamente quella penna Prodir che c’è sulla mia scrivania è proprio l’azzurro che piace a lei!
Credo che il disegno e la scrittura faranno sempre parte di noi. E, nonostante la tecnologia, di una penna c’è sempre bisogno. Se progetti qualcosa, se hai un’idea il primo step è l’utilizzo della penna per disegnare, per iniziare ad abbozzare. Volutamente Prodir non ha una linea di penne touch ma solo ed esclusivamente penne per scrivere. Siamo un’azienda legata alla tradizione. Non abbiamo stampe digitali ma facciamo ancora la vecchia tampografia e la facciamo veramente bene. Con un solo processo di quattro colori riesci a vedere, ad esempio, la riproduzione dei quadri di Monet sulla clip. È affascinante!

13. Un giovane di oggi sceglie di intraprendere una carriera come la sua. Quali consigli darebbe?
Avere pazienza, cercare di ascoltare tanto e fare domande, tante domande per capire se c’è una problematica. Riportare questi feedback del mercato a chi di dovere farà la differenza perché la tua azienda possa strutturarsi per dare ciò che è importante al cliente ed al mercato.

14. La sua soddisfazione lavorativa più grande. Se c’è stata.
Il ruolo del commerciale è come stare sull’altalena. Ci sono stati lavori in cui ero convinto di ricevere risultati importanti che non sono arrivati. Altri risultati sono stati superiori alle aspettative. Questo ti rende felice, soddisfatto.
Naturalmente il mio lavoro è basato sui numeri. Alla fine è il fatturato che conta. I numeri parlano. Se il fatturato non arriva, non puoi essere contento di ciò che hai fatto. C’è, comunque, creatività in questo tipo di lavoro. Anche a livello di approccio, sia con il cliente sia con il tipo di mercato. Non esiste l’approccio migliore. Ho cambiato il mio approccio, rimanendo sempre me stesso, in base alle diverse realtà che ho riscontrato e riscontro. Sì, direi che c’è creatività in questo lavoro e si può spaziare. Molto! Anche questa è una soddisfazione: poter costruire il rapporto con il cliente.

15. Sappiamo che è un vero appassionato di musica. Anzi, sappiamo che è un componente fondamentale di una band che riceve molti consensi. Il genere è punk… psichedelico, noise… Quanto di punk psichedelico, noise c’è in lei? Anche se, in verità, non sembrerebbe proprio…
Nella musica sono me stesso. Senza compromessi. Siamo un gruppo di amici che si trovano in una sala prove un paio di volte la settimana. Suoniamo e ciò che ne esce è la nostra musica… senza compromessi! Abbiamo anche rifiutato alcune opportunità proprio perché nella musica vogliamo essere quanto più naturali e netti possibili. A volte questo può essere un difetto: potremmo fare molto di più ma non vogliamo. Vogliamo essere liberi. Nel lavoro ed in generale, questo non puoi farlo: è necessario fare i conti con la realtà che ti circonda. In effetti, ora che ci penso… sono molto diverso dalle persone che frequentano il mio ambiente musicale: innanzitutto sono fortemente responsabile. Fortemente! Devo arrivare puntuale ai concerti; se mi dicono che devo suonare per 30 minuti non sforo nemmeno di cinque! Insomma diciamo che non sono proprio… ”punk” ma il mio senso di responsabilità si riflette anche nella musica.

16. La band si chiama The Gluts, cioè “Gli Eccessi”… perchè? Quanto eccesso c’è nella sua vita?the gluts
Il nome della band riflette la nostra musica. Siamo stati definiti come la band più rumorosa di Milano… quindi! Quanto di eccesso c’è nel mio quotidiano? Beh, insomma: ho due figli. Uno che mi sveglia ogni due ore durante la notte ma sono in piedi comunque alle 7 del mattino. Con la macchina viaggio 400/500 Km al giorno per lavoro. Torno e rimango con la mia famiglia. Alle 9 di sera esco e vado a suonare con la band. Non rientro a casa prima delle 2 di notte. Il tempo di addormentarmi e… mio figlio! … Ora che me lo ha fatto notare… sì, diciamo che c’è un po’ di eccesso nella mia vita. Ma ha una connotazione positiva con un forte senso di responsabilità… Quando sono in giro a suonare, anche se all’estero e anche se sono in ferie, mi viene naturale rispondere ai clienti. Ho la fortuna di lavorare in un’azienda che mi permette di prendere dei giorni di ferie per suonare a qualche concerto… mi sembra corretto restituire con… responsabilità.

17. Ho letto una recensione musicale in cui, agli esordi, la band è stata definita come “band incriminata” nell’avere talento. Quasi fosse una “dannazione” avere talento. È così oggi?
... Pensavo avessi letto la recensione che diceva che avremmo potuto vendere “dischi” solo ai nostri parenti (Marco… ride!) …Per rispondere alla tua domanda… non saprei! Non penso di avere talento… non ho mai studiato musica. Claudia (della band) è quella che ha una formazione più accademica. Per noi suonare è trasmettere il momento. I nostri dischi sono, infatti, abbastanza differenti tra di loro perché realizzati in tempi differenti della nostra vita.
Da ragazzo ho tentato di fare il musicista. Ma non sono mai riuscito a fare veramente ciò che volevo fare con la musica. E questo mi ha portato a smettere di suonare. Quando ho ripreso, mi sono detto: “Ora faccio ciò che mi piace!”. Non ho una risposta alla tua domanda.
Anche se credo sia molto più facile arrivare ad una nicchia di persone con un genere di musica che esprime un momento di rabbia e trova il consenso di chi è in sintonia con il tuo suono proprio in quel momento; che non costruire una musica che deve arrivare a tutti. Personalmente, non sono mai riuscito… Insomma, fare il “punk” della situazione… è più semplice!

18. Cos’è per lei… un buon equilibro. Pensando che di giorno lavora in Svizzera, con numeri e strategie. La sera, suona in una band davvero “tosta” che realizza musica noise riuscendo a vivere la sua famiglia... insomma: è un buon equilibrio…
È essenziale ed è il buon equilibrio. Eccome. Mia moglie lo sa benissimo ed è bravissima, senza di lei non potrei fare ciò che faccio. Se dovessero togliermi una di queste cose: il mio lavoro, la mia famiglia, i miei figli, la mia musica… sarei perso. Oggi sono un “Marco” diverso rispetto a qualche tempo fa. Ho costruito ciò che mi soddisfa. Anche diventare padre, è una gioia con qualche pensiero in più, che mi ha aiutato ad essere più performante anche sul lavoro. Insomma, cambiare il pannolino alle 2 di notte per me è una momento di… formazione!! Devi avere costanza e pazienza… dici poco???

19. Quanto conta l’ispirazione nel suo lavoro, nella sua musica, e nella vita in generale…
Tantissimo! A volte devo affrontare un tema di un certo tipo e non è il momento per farlo. Mi prendo il mio tempo. Rifletto e trovo la chiave giusta. Per esempio è necessario a volte dire di no. Ed in modo positivo. Qui serve molta ispirazione…

20. Tento un’associazione di idee in base al suo lavoro e alla sua passione: ci può essere eleganza, (che è sinonimo di forza… morale) in un tratto di penna ma anche nella musica. Cos’è per lei l’eleganza? Cos’è per lei il suo lavoro e cos’è per lei la musica?
Rispondo con un esempio. Dopo il mio iter di colloqui in Prodir l’ultimo l’ho fatto con il direttore generale. Alla fine lui mi ha lasciato il suo biglietto da visita io, invece, il disco del mio gruppo… un po’ sfacciatamente. Ecco, Prodir rompe alcuni schemi: non ha penne con un touch nell’era del digitale, ha un design con linee accattivanti per una massima flessibilità e personalizzazione senza scendere a troppi compromessi. È un po’ quello che faccio io con la mia musica… non avevo mai fatto caso a questo!!
È portare un pezzo della propria personalità in ambito lavorativo?
Sì! Ora che ci penso… Non solo. Esiste in Prodir un magazine semestrale che ha come target i marketing manager che parla della nostra realtà raccontando “storie” in generale. Su di un numero era stato deciso di far vedere la realtà Prodir al di fuori di Prodir. Con alcuni dipendenti Prodir e le loro passioni, sono finito proprio lì… con una foto a torso nudo perché al fotografo piacevano i miei tatuaggi… i clienti hanno visto anche un altro lato di Marco.
Prodir mi aveva chiesto anche di suonare con la mia band alla festa di Natale, anche se noi non siamo proprio una band Natalizia…
Com’è andata?
Nulla. Avevamo già un concerto fissato da tempo per quella data… se non fosse stato così, avremmo senza dubbio suonato.

21. Siamo sempre più curiosi. Una canzone del “suo” genere musicale che può appartenere al mondo della personalizzazione.
Mah… non saprei. Sono onesto: fatico a ricordare i titoli delle canzoni! Ci dicono spesso che nei nostri testi le persone si rispecchiano. Anche se siamo enigmatici. La maggior parte dei testi li scrivo io. Poi musichiamo tutti insieme. Infatti il nostro primo disco si chiama “Warsaw” scritto durante i miei viaggi da Milano a Varsavia in aereo…
Si, direi che c’è un po’ un discorso di personalizzazione nelle nostre canzoni. Nel senso che chi ci ascolta, dice che si ritrova…

22. Ora è il momento dei... sogni ad occhi aperti. Ce ne dica uno… riferito al suo lavoro, alla sua passione o a qualsiasi altro ambito della sua vita.
La mia vita mi piace. Sono molto soddisfatto. Sono felice. Non ho questo grande bisogno di un sogno.
Magari vendere un po’ più di penne?… vivere dove ci sono sempre 38°… come sempre si dice. La mia vita mi piace!

23. Parliamo di PRS. Perché Prodir sceglie il PRS. Quali vantaggi? E se ci sono critiche costruttive per gli organizzatori o consigli utili… o un motto.
Il PRS porta nelle principali città italiane una delle migliori offerte di quello che è il nostro settore. Permette alle agenzie di trovare in un solo luogo produttori, importatori e tutte le figure importanti nel promozionale. Con il PRS si entra in contatto con realtà nuove. Si condivide anche con gli altri espositori. C’è confronto e scambio di esperienze ed idee. È molto positivo questo per me e per il prodotto Prodir!

Roberta Ceppi 

 

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